Congresso democratico e “regressione culturale spaventosa”

Ritorno oggi sulla questione dell’ora di religione e della recente sentenza del TAR del Lazio per segnalare un’intervista a Stefano Rodotà pubblicata ieri su Liberazione. Giurista serio e uomo dai modi squisiti che sempre misura le parole, il cittadino Rodotà parla di “regressione culturale spaventosa” a proposito dell’attacco della CEI alla sentenza del TAR e si interroga sulla credibilità del Partito Democratico che rimane in silenzio mentre le istituzioni repubblicane vengono attaccate dalle forze clericali al di la’ e al di qua del Tevere.

Riporto qui di seguito l’ultima parte dell’intervista:

Che dice, professore, dell’accusa contro la pronuncia del Tar da monsignor Coletti, presidente della commissione per l’educazione cattolica della Conferenza episcopale italiana, cioè che con l’«esclusione dall’orizzonte culturale e formativo civile di ogni identità si cade nel più bieco e negativo risvolto dell’Illuminismo»?

Guardi, sono letteralmente sbalordito. E’ il sintomo d’una regressione culturale spaventosa. Si può essere più o memo d’accordo su cos’è stato l’Illuminismo: ma questa è un’aggressione ad un momento fondamentale della cultura moderna. Vorrei ricordare che, al netto appunto d’ogni altra valutazione, da quel momento nacque la triade politica moderna: libertà, uguaglianza, fraternità. Quest’attacco è un segno assolutamente inquietante dell’aggressività – ribadisco: culturalmente regressiva – con la quale si vuole imporre un particolare punto di vista in modo non conforme all’ordinamento costituzionale repubblicano. D’altra parte, è evidente che la Chiesa non deve difendersi proprio da alcuna violazione del Concordato: il dettato era infatti di garantire l’insegnamento della religione cattolica, non comportava né poteva comportare altri obblighi della Repubblica sulla forma di quest’insegnamento. Sono cose banali, che purtroppo vanno oggi ripetute. E purtroppo dirle fa loro assumere, oggi, un significato polemico: precisamente perché viviamo in un mondo in cui quella regressione culturale vuole affermarsi aggressivamente.

A proposito: non la stupisce che, di fronte quelle di chi si schiera esattamente a fianco della Cei e della ministra Gelmini – a partire dall’ex ministro Fioroni, ovviamente – , non si levi dal Pd alcuna voce a sostegno del principio costituzionale di laicità?

Non solo questo mi stupisce ma mi preoccupa moltissimo. Non è che se Fioroni ha fatto uno sbaglio come ministro, di fronte ad argomentazioni precise e rigorose come quelle del Tar, il Pd debba chiudersi nella difesa acritica d’uno dei suoi rappresentanti. Eppure, nel Pd mentre coloro che hanno scelto la linea cosiddetta «teodem» connotano col loro attivismo uno degli aspetti della presenza pubblica del partito, ai livelli apicali non si sentono altre argomentazioni; tanto meno con altrettanta forza. Dunque, il Pd non sa far sentire una sua voce se non imposta da quella parte. Cosa che ha già pesato molto sulla credibilità di questo schieramento.

L’inadeguatezza culturale e l’ignavia politica di gran parte della classe dirigente del Partito Democratico, a cominciare dal segretario Franceschini, deve far riflettere gli iscritti e i simpatizzanti del partito in vista del prossimo congresso. I sepolcri imbiancati all’interno del partito continuano a farfugliare nonsenso, accusando Marino e la sua mozione di “laicismo” per ingraziarsi i favori dei gerarchi vaticani, orfani ormai di Cristo e malati della piú bieca simonia. L’ho già scritto, non è piú tollerabile la timidezza pavida di troppi laici all’amatriciana, piú interessati al rapporto di scambio con una chiesa arrogante e potentissima che alla salute della Repubblica.

I cattolici italiani, nella stragrande maggioranza, hanno già dato prova molte volte di essere cittadini fedeli alle istituzioni repubblicane e sono stanchi di essere messi sotto tutela da parte di politici opportunisti e presuli ricoperti d’oro. Da cittadino mi rivolgo ai miei concittadini e da iscritto al PD ai miei compagni di partito: la cattolicissima Spagna, uscita da una lunghissima dittatura solo qualche decennio fa’, è riuscita a trovare l’orgoglio della ragione e ad esprimere una classe dirigente consapevole, lungimirante, laica e capace di dire di NO! all’invadenza clericale nella res publica. Non lasciamo l’orgoglio nazionale relegato alle tribune degli stadi; alziamo la testa e difendiamo la Repubblica contro questa “regressione culturale spaventosa”. Al congresso del Partito Democratico e alle primarie sosteniamo in massa la mozione di Ignazio Marino. Ce la possiamo fare, ma bisogna crederci!

Una risposta a Congresso democratico e “regressione culturale spaventosa”

  1. […] I tempi cambiano anche in Italia, terra di contro-riforme, restaurazioni e gattopardi; ci aspettano anni di regressione culturale spaventosa. […]

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