Laicità o compromesso? Il grande equivoco

Evviva il compromesso! In politica e non solo, il compromesso tra posizioni differenti è spesso l’unica via per una convivenza civile. Il compromesso tra A e B porta spesso ad adottare una posizione C a cui forse sia A sia B non avevano pensato. Inoltre, sempre meglio un compromesso tra posizioni distanti che una lotta che rischia di sfociare in violenza, soprattutto considerando quanto tragicamente difficile sia per l’essere umano capire e accettare il metodo della non-violenza. Compromesso significa rispetto per chi non la pensa come noi, tolleranza, capacità di capire le posizioni altrui anche e soprattutto quando non le condividiamo.

Quando però nella società italiana, nei partiti politici, nei dibattiti in TV e sui giornali si parla di compromesso tra laici e cattolici, in realtà si da’ voce ad un grande equivoco; infatti la laicità è gia’ il compromesso tra posizioni lontane, a volte contrastanti.

In una società civile, quando si tratta di stabilire regole che valgono per tutti, l’etica di una parte non può e non deve prevalere e imporsi contro la volontà di coloro che non riconoscono quell’etica come propria; lo Stato e le sue leggi non possono fare propria l’etica di una parte e imporla a tutti i cittadini, non importa quanto maggioritaria nel paese quella parte sia. Troppo spesso ci si dimentica che democrazia non è sinonimo di dittatura della maggioranza, almeno nelle società liberal-democratiche. Qui lo Stato riconosce che alcuni diritti individuali sono precedenti allo Stato, quindi inalienabili, e lo Stato non può che rispettarli e farli rispettare.

Nella Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America del 1776 per esempio, si legge:

“Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità.”

Se una persona vuole sposarsi con un’altra dello stesso sesso, se Tizio vuole lasciare scritto che non vuole l’alimentazione forzata, se una donna vuole usufruire della Legge 194 sull’interruzione della gravidanza, se una ragazza vuole avere la pillola del giorno dopo, se grazie ai progressi della medicina un aborto può essere meno traumatico e penoso per una donna… ma dov’è il problema? Perché deve diventare un caso di lotta politica da parte di coloro che si oppongono a queste scelte di civiltà?

Se la Chiesa Cattolica nella voce delle gerarchie vaticane la pensano in modo diverso, pace! loro diritto di predicare quel che vogliono – tanto poi i fedeli non seguono di certo il Vaticano come i referendum su divorzio e aborto hanno dimostrato e la pratica della vita di milioni di persone è li’ a dimostrarlo. Ma questa posizione non può essere tradotta nel volere usare lo Stato in maniera confessionale, obbligando tutti a seguire l’etica di una parte, quella cattolica. Questo è Stato confessionale, quindi etico, lo stesso Stato che ha dato vita a mostri che hanno fatto davvero stragi di popoli.

Io non voglio impedire a un cattolico di seguire l’insegnamento della sua Chiesa, se questo è quello che vuole. Purtroppo certi cattolici e le gerarchie vaticane vogliono imporre a me la loro etica; io sono cittadino italiano, non del Vaticano e in Italia non è obbligatorio essere cattolici o seguire le direttive di uno stato straniero.

Ma la realtà è sotto gli occhi di tutti, l’Italia non è uno Stato laico; non lo è piú stato da quel disgraziatissimo 1929, quando un dittatore stipulò quei maledettissimi Patti Lateranensi che fecero risorgere la Chiesa Cattolica come soggetto di diritto internazionale. In quell’anno si chiuse definitivamente un breve periodo di storia nazionale, quel periodo che portò all’unità d’Italia e cercò di abbattere il potere temporale della Chiesa e porre termine anche nel nostro paese al feudalesimo.

La furia violenta della Curia Romana che con il terrore e l’inganno (la falsa donazione di Costantino) aveva usurpato il potere e fatto scorrere fiumi di sangue per lunghissimi secoli bui illuminati solo dai roghi nelle piazze e dalle torture della maledettissima Santa Inquisizione, veniva finalmente fermata anche in Italia dopo che il resto d’Europa aveva già deciso da che parte andare con la Riforma Protestante, l’Illuminismo e la Rivoluzione Francese. Disgraziatamente per l’Italia, quel periodo iniziò troppo tardi e terminò troppo presto. Dopo la dittatura fascista e la fine di una guerra disastrosa, la Repubblica non ebbe la forza, l’intelligenza e il coraggio di ricominciare là dove il Risorgimento aveva lasciato; la Chiesa, che aveva aiutato il Fascismo e del Fascismo si era servita, tornò a spadroneggiare.

Ma nei dibattiti in TV e sui giornali, nelle parole di politici clericali e/o opportunisti, non v’è traccia dell’orizzonte culturale, della storia delle idee che vengono nascoste, per ignoranza o in malafede, al popolo che non si vuole sovrano. Intanto l’Italia si allontana sempre piú dal resto d’Europa e del mondo occidentale, dove quelle conquiste dell’Illuminismo fanno ormai parte del patrimonio culturale e politico dei popoli e delle loro istituzioni. Non è un caso che l’Italia sia vittima dell’illegalità, della partitocrazia, del populismo, dell’intolleranza e del razzismo in tutte le sue forme; cosí come non fu un caso che il Fascismo nacque in Italia. Non è un caso che in Italia le conquiste di civiltà liberale siano sempre in ritardo e zoppicanti.

La cattolicissima Spagna, uscita da una lunghissima dittatura solo qualche decennio fa’, è riuscita a trovare l’orgoglio della ragione e ad esprimere una classe dirigente consapevole, lungimirante, laica e capace di dire di NO! all’invadenza clericale nella res publica. In Italia, dove ci si attarda ancora su posizioni oscurantiste, non è piú tollerabile la timidezza pavida di troppi laici all’amatriciana, piú interessati al rapporto di scambio con una chiesa arrogante e potentissima che alla salute della Repubblica.

2 risposte a Laicità o compromesso? Il grande equivoco

  1. mean, nasty and tired scrive:

    Complimenti per il post.
    Ti aggiungo ai link del mio blog, buon lavoro =)

  2. lafayette70 scrive:

    Ottimo pezzo.
    Chiaro ed esaustivo. Complimenti e buon lavoro da un compagno di avventure.

Lascia un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: