Ora di religione

Paola Binetti è furiosa. Il Tar (tribunale amministrativo regionale) del Lazio ha infatti stabilito che

“l’attribuzione di un credito formativo ad una scelta di carattere religioso degli studenti e dei loro genitori, quale quella di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, dà luogo ad una precisa forma di discriminazione, dato che lo Stato Italiano non assicura identicamente la possibilità per tutti i cittadini di conseguire un credito formativo nelle proprie confessioni ovvero per chi dichiara di non professare alcuna religione in Etica Morale Pubblica”.

Il Tar precisa:

“sul piano giuridico, un insegnamento di carattere etico e religioso, strettamente attinente alla fede individuale, non può assolutamente essere oggetto di una valutazione sul piano del profitto scolastico”

Ma nell’Italia del Papa Re, dove la laicità viene derogatoriamente chiamata “laicismo”, anche un’ovvietà come questa sarà oggetto dei crociati al ritorno dalle vacanze; prepariamoci fin d’ora ai salotti televisivi con i miracoli di Padre Pio, i monsignori in pompa magna e i ciambellani di corte che vanno alla guerra contro l’Italia dei degenerati, degli eretici, delle donne assassine, dove qualche giudice osa perfino appellarsi alla Corte Costituzionale in tema di matrimonio tra persone dello stesso sesso. Chissa’ se agli studenti dell’ora di religione viene insegnata la storia della Chiesa Cattolica, i fiumi di sangue che sono stati versati in nome di quel dio, la maledettissima Santa Inquisizione, le torture, i roghi, le violenze indicibili, il terrore con cui questa chiesa esigeva obbedienza. Poveri studenti italiani, esposti all’indottrinamento della superstizione dalla scuola pubblica ma non a Darwin e alla scienza; chissa’ se sanno quanto ci costa la Chiesa Cattolica.

AGGIORNAMENTO 12 agosto 2009

La CEI (conferenza episcopale italiana, una sorta di governo ombra della Repubblica Italiana a sovranità limitata e sorvegliata) non ha preso bene la sentenza del TAR e sia la Repubblica sia il Corsera mettono la notizia in prima pagina online:

Corriere – Prof religione , la Cei critica il Tar: sentenza vergognosa

Repubblica – Dalla Cei attacco al Tar “Non toccare l’ora di religione”

Continua il clericalismo dei media italiani, sempre ispirati dallo spirito santo che si trasforma in verbo, ma anche in soggetto e predicato. Perché il giornalismo italiano – a differenza del miglior giornalismo occidentale – ritiene di dover dare sempre e comunque uno spazio preminente e straordinario alla chiesa cattolica, ai monsignori, al papa re, alle posizioni clericali dei politici italiani ma nulla o quasi e’ detto o scritto sulle altre posizioni religiose, etiche, filosofiche e politiche? Perché i media e i giornalisti italiani, con rare eccezioni, non sono in gardo di praticare quel giornalismo laico che è di casa nelle altre democrazie liberal-democratiche?

Cosa dire poi di quegli esponenti clericali che si esprimono in termini eversivi? Gasparri: “Deriva anticattolica”. Volonté: “Magistratura fuori legge”. Monsignor Diego Coletti, presidente della Commissione episcopale per l’educazione cattolica: “Alimenta diffidenza verso magistrati. Motivazioni da bieco illuminismo”.

Mi chiedo, ma esiste piú la Repubblica italiana?

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