Non è tempo di tacere. Anche per l’Unione Europea

17 dicembre 2009

L’articolo 21 della Costituzione al primo comma recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.” Ma la Costituzione è vecchia e va cambiata – ce lo ha ricordato nuovamente anche il capo del governo, cosi’ come il suo ministro dell’economia Tremonti, che domenica ha detto: “La Costituzione e’ importante ma la patria lo e’ ancora di piu’”. Come disse qualcuno molto tempo fa’, il patriottismo e’ l’ultimo rifugio dei mascalzoni.

Titola oggi il Fatto: Non è tempo di tacere, una piccola ma significativa raccolta di voci dopo le parole violente e vili del piduista incendiario Cicchitto, capogruppo del PDL alla Camera. Bocca, Sartori, Lerner, Annunziata, Zagrebelsky, Fo, Hack, Camilleri, Tabucchi, Tranfaglia. Nei giorni scorsi gia’ si erano fatte sentire le voci di Paolo Flores D’Arcais e Barbara Spinelli. Con loro, migliaia di cittadini che hanno voluto far sentire la loro solidarietà repubblicana a Travaglio, al Fatto, a Repubblica-l’Espresso, a Santoro e AnnoZero ma anche ad Antonio Di Pietro, l’uomo che non e’ mai stato perdonato per aver applicato la legge quando era pubblico ministero a Milano.

In una democrazia liberale, le cose dette da questi intellettuali (e da molti altri) avrebbero dovuto dirle – immediatamente dopo le parole di Cicchitto alla Camera – i rappresentanti dell’opposizione in Parlamento, a cominciare dal PD (che invece se l’è cavata con qualche battutina sui pompieri) e il presidente della Camera Fini (che invece alla Camera ha taciuto, salvo poi fare la parte del buon poliziotto a qualche cerimonia natalizia).

Martedi’, appena ascoltato l’allucinante, surreale “dibattito” alla Camera, scrivevo su questo blog che “anche noi che non siamo felici di quest’Italia, vorremmo poter dire, ‘per fortuna che l’opposizione c’è’. Intanto potrebbe cominciare, tutta insieme, con un gesto semplice ma significativo; esprimere la dovuta solidarietà civile a tutti quelli – persone, giornali, istituzioni – attaccati oggi, al Parlamento italiano, cosi’ vilmente da Fabrizio Cicchitto. Fin’ora quella solidarieta’ civile e umana e’ stata data solo da Di Pietro. Invece dovrebb’essere tutta l’opposizione a ricordare alla destra e al paese che la nostra civilta’ non prevede la morte civile ne’ l’ostracismo. Ci piacerebbe che cosí restasse.”

Troppi nel PD e ancora di piu’ nei mezzi d’informazione hanno invece perso l’ennesima occasione; abbassare i toni, è tutto quello che hanno saputo bofonchiare, come se il problema Italia – di cui si parla e si scrive sulle televisioni, sui giornali, nelle università e nelle cancellerie di tutto il mondo – fosse un problema di bon ton.

Uscito dall’ospedale, il “miracolato” ha detto: “Se cambiano i toni, il mio dolore non è inutile”. Attenzione, siamo in presenza (ancora una volta!) di un linguaggio metafisico, la mistica dell’Unto del Signore, il Messia “con le palle” mandato dalla Provvidenza. La macchina della propaganda offre alla plebe estasiata il dolore del prescelto, che ora assume valore pubblico, salvifico, in linea con tutta la strategia berlusconiana da quando, quindici anni fa’, “scese in campo”.

L’Unto del Signore oggi ha anche fatto sapere la strategia per le prossime settimane e mesi: “Alcuni esponenti dell’opposizione sembrano averlo capito: se sapranno davvero prendere le distanze in modo onesto dai pochi fomentatori di violenza, allora potra’ finalmente aprirsi una nuova stagione di dialogo. In ogni caso, noi andremo avanti sulla strada delle riforme che gli italiani ci chiedono”. Traduzione: l’annientamento completo dell’opposizione; il notorio ‘o con noi o contro di noi’ o come dice Giorgio Bocca: “D’ora in poi sarà impossibile criticare Berlusconi, perché hanno montato un grande ricatto: se non tacete siete comunisti e terroristi”.

Il segretario del PD Bersani martedi’ alla Camera, riferendosi alle parole di Cicchitto, ha detto che si è andati “oltre il segno”. Oltre il segno si è andati quindici anni fa’, caro Bersani, quando si e’ permesso ad un miliardario discusso, proprietario di un impero mediatico, di “scendere in campo” e – grazie solo ai suoi mezzi di propaganda – impadronirsi dell’Italia. In nessun altro paese civile, in nessun paese a tradizione liberal-democratica, sarebbe potuta accadere una cosa del genere.

Il dramma dell’Italia – ancora una volta – non è tanto questo caudillo che ormai ci ha sputtanato in tutto il mondo e che ha ridotto il paese a sua dependance; il vero dramma è l’assenza (salvo rare eccezioni) di una vera opposizione democratica all’interno delle istituzioni e di una vera informazione democratica (anche qui, salvo rare eccezioni) che rispetti i cittadini e quella regola essenziale: conoscere per deliberare. Anche in questi giorni, l’informazione servile, controllata, direttamente o indirettamente, da quel caudillo, ha offerto uno spettacolo violento, osceno, inaccettabile.

Abbassare la guardia di fronte a questo governo razzista e liberticida, composto di violenti, ignoranti e fanatici, accelererà solo la strada verso la tirannide. Come scrivo spesso su questo blog, a questo punto l’onere ricade su tutti noi, cittadini di buona volontà che vogliono finalmente costruire una Repubblica degna di questo nome – che è res publica appunto, cosa di tutti e non Cosa Nostra o Cosa Loro. Che fare? Converrà, io credo, tenere i nervi ben saldi, non dare sfogo a istinti e passioni irrazionali e violenti e illuminare questa notte con il lume della ragione e la pratica della non-violenza. E’ importante non cadere mai nelle provocazioni dei violenti e dei disonesti e non lasciare soli coloro che vengono attaccati dai vassalli, valvassori e valvassini del principe. Questo non è davvero il tempo di tacere. Se in Italia i soliti sacerdoti del potere – compresi i tanti eunuchi della Citta’ Proibita dell’informazione – ancora si attardano sulla stampa “colta” e in TV a cantare le lodi dell’imperatore e criminalizzare il dissenso, nel mondo reale (altro che facebook!) continuano le critiche e le prese di distanza verso Silvio Berlusconi, un uomo di cui ci si vergogna; chiudeva ieri un editoriale (espressione della direzione del giornale) di uno dei piu’ prestigiosi quotidiani britannici, The Guardian: “world leaders should start distancing themselves from such a man” (i leader mondiali dovrebbero iniziare a prendere le distanze da un uomo come questo).

Indeed! Non sarebbe una cattiva idea portare il caso Italia in Europa; l’Unione Europea non è solo moneta unica ed è ora che si assuma le sue responsabilità quando la democrazia le muore in casa.


È morta

11 dicembre 2009

Repubblica italiana 1946 – 2009.

Dopo lunga malattia è morta la giovane Repubblica italiana nata dalla lotta al nazifascismo. Non fiori ma opere di bene.


Chiudiamo oggi la miniserie dedicata al capezzale della Repubblica; le parole di Berlusconi pronunciate ieri a Bonn al congresso del Partito Popolare Europeo (PPE) rappresentano il certificato di morte di quella Repubblica, nata dalla lotta contro il nazifascismo. Ora che le prefiche hanno già cominciato il rito funebre, assisteremo ad un lento processo di putrefazione, accompagnato dall’olezzo di dichiarazioni gravi ma mai serie, come si usa in Italia: tanti fiori ma mai opere di bene.

A questo punto l’onere ricade su tutti noi, cittadini di buona volontà che vogliono finalmente costruire una Repubblica degna di questo nome – che è res publica appunto, cosa di tutti e non Cosa Nostra o Cosa Loro. Che fare? Converrà, io credo, tenere i nervi ben saldi, non dare sfogo a istinti e passioni irrazionali e violenti e illuminare questa notte con il lume della ragione e la pratica della non-violenza.

Come tutti sanno, la democrazia liberale si regge su tre pilastri: 1) la libertà individuale; 2) il governo del, dal e per il popolo, e 3) il governo della legge. Come i pilastri di quegli edifici “antisismici” che sono poi crollati al primo terremoto perche’ il cemento era stato sostituito dalla sabbia, cosí i pilastri della Repubblica italiana sono crollati perché in realtà erano diventati semplicemente la caricatura degli originali, quella Repubblica una farsa che della democrazia liberale ormai non aveva piu’ nulla e il cui crollo – ritardato soltanto grazie alle istituzioni internazionali e sovranazionali, a cominciare dall’Unione Europea – era solo questione di tempo.

Ora che il crollo è stato finalmente ufficializzato, potrebbe essere non una cattiva idea prendere familiarità con le idee dell’Illuminismo, con la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789 e con la Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America del 1776, dove per esempio si legge:

“Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità.”

Noi italiani potremmo liberarci dal cinismo dei secoli e prendere coscienza di essere cittadini e non plebe; i cittadini non hanno bisogno di unti del signore, di profeti, di cattivi maestri, di grandi fratelli, di pastori o padri santi, cosí come non hanno bisogno di nemici. Con la luce della ragione si puo’ costruire una societa’ aperta dove finalmente Liberta’, Uguaglianza e Fraternità siano riconosciuti da tutti come i veri Dei della Repubblica e ricostruire, questa volta con cemento vero, quei tre pilastri di cui parlavamo sopra e che reggono ogni democrazia liberale: 1) la libertà individuale; 2) il governo del, dal e per il popolo, e 3) il governo della legge.

Molto piu’ facile a dirsi che a farsi ovviamente, specialmente in un paese che non ha mai conosciuto riforme ne’ rivoluzioni ma solo controriforme e restaurazioni, dove le idee dell’Illuminismo sono sempre state combattute e dove l’ancien regime non è mai stato abbattuto; per troppi versi l’Italia è ancora un paese feudale con privilegi anacronistici che devono terminare se quella Repubblica si vuol far venire alla luce. L’ho gia’ scritto molte volte su questo blog, Silvio Berlusconi non è la patologia all’interno di un sistema sano; Berlusconi rappresenta la fisiologia di un sistema in cangrena da decenni. Un sistema di potere chiuso, asfittico, immobile, corrotto, autoreferenziale, omertoso, ignorante, isolato dal resto del mondo, proietatto verso il passato, contrario a qualsiasi riforma. Quella Repubblica potrà nascere solo se verrà abbattuto quel sistema familistico e tribale che rifiuta il diritto di cittadinanza, la competizione, la meritocrazia, la legalità, dove il nome di famiglia e l’appartenenza al clan sono la valuta accettata nelle universita’, negli ospedali, nelle redazioni dei giornali, in televisione, nello spettacolo, nell’industria e nella finanza. Quando quel sistema feudale parassitario sarà abbattuto e i cittadini non saranno piu’ sudditi, allora e solo allora potrà nascere la Repubblica.

Ora piú che mai è utile ricordare che la paura non solo è cattiva consigliera ma è nemica mortale della speranza e che le scorciatoie – noi italiani dovremmo essere i primi a saperlo – conducono solo e sempre laddove non vorremmo mai andare.

P.S. Stefano Rodotà – giurista serio e uomo pacato – oggi sul Manifesto: «Siamo al punto: dopo aver praticamente chiuso il parlamento, dopo aver ridotto il Consiglio dei ministri a un comitato di affari del presidente del Consiglio, ecco che Berlusconi annuncia la sospensione dei diritti costituzionali. Perché è questo il significato dell’attacco alle istituzioni di garanzia».

P.P.S. “Bisogna creare le condizioni per buttare fuori Berlusconi dal Parlamento italiano”Patrizio Bertelli, amministratore delegato del gruppo Prada

Al capezzale della Repubblica – prima parte

Al capezzale della Repubblica – seconda parte

Al capezzale della Repubblica – terza parte


Al capezzale della Repubblica – prima parte

30 novembre 2009

Se è vero, come si dice, che l’intera vita passa davanti agli occhi prima di morire, siamo davvero arrivati al crepuscolo della Repubblica. L’intera storia d’Italia – sempre piu’ una denominazione geografica e sempre meno uno stato civile – sta passando velocemente davanti agli occhi di quella giovane disgraziata; i problemi, vecchi di decenni, di secoli e di millenni sembra si stiano raccogliendo attorno al suo capezzale.

Eugenio Scalfari su Repubblica e Sergio Romano sul Corriere della Sera sono ieri intervenuti sugli ultimi sintomi di questa moribonda. Scrive Sergio Romano:

Il «concorso esterno in associazione mafiosa» si è dimostrato una categoria penale alquanto fumosa e imprecisa.

Scrive Eugenio Scalfari:

Si discute e si mette in dubbio da parte dei difensori di Berlusconi la validità di un reato come quello di concorso esterno in associazione mafiosa, non contemplato dal codice penale ma ormai da gran tempo legittimato da una serie costante e conforme di pronunce giurisprudenziali della Cassazione.

La certezza del diritto, la certezza del reato e della pena sono tutte cose che s’insegnano (o forse s’insegnavano) al primo anno di Giurisprudenza. Oggi – sulle pagine della stampa “colta” – non si riesce nemmeno ad essere d’accordo su cosa sia reato e cosa non lo sia. Lasciando questa discussione tecnica ai tecnici, cioe’ ai giuristi, faccio solo notare la disinvoltura con cui Scalfari afferma:

“ogni discorso sulla improprietà di un reato non previsto da un codice penale più che antiquato è priva di qualunque fondamento”

cosí come faccio notare la superficialità di Romano quando scrive sul Corriere:

“peraltro il procuratore capo di Firenze ha smentito ieri che il presidente del Consiglio sia indagato”.

Romano evidentemente non è bene informato (e forse non legge nemmeno il giornale su cui scrive):

Se c’e’ di mezzo un reato di mafia “l’indagato non puo’ sapere di essere indagato per tutelare la segretezza delle indagini”. Lo dice al Corriere della Sera l’ex procuratore antimafia, Pierluigi Vigna, che aggiunge: “Pubblicita’ non c’e’ in questo tipo di indagini sulla mafia”, quando un presunto indagato chiede se e’ indagato “deve ricevere una risposta in ogni caso negativa se si tratta di reati di mafia. E’ stabilito dal codice di procedura penale. E’ l’applicazione del cosiddetto ‘doppio binario'”.

L’aspetto però piu’ interessante che salta all’occhio dalla lettura comparata dei due articoli è l’assoluta sintonia del messaggio che i due illustri commentatori lanciano dai loro pulpiti; ponendo l’accento ognuno su aspetti differenti, quando non conflittuali, la conclusione che Scalfari e Romano traggono è la medesima. Scrive Romano:

Si può far cadere un governo che dispone di una consistente maggioranza senza dare un duro colpo al processo democratico? È una domanda a cui il presidente della Repubblica ha già dato una risposta: no, non si può. Occorre quindi una tregua, e la soluzione migliore per garantirne l’osservanza potrebbe essere il ritorno a un maggior senso di responsabilità dei poteri dello Stato, evitando forzature e invasioni di campo. Questo processo sarebbe favorito da una forma di immunità (che ricordiamolo fu introdotta dai padri costituenti) purché concordata a larga maggioranza.

Romano auspica un ritorno all’immunità, ma il suo aggrapparsi ai “padri costituenti” sembra solo un argomento peloso per dar forza alle sue tesi; ci sono infatti argomenti ben piu’ persuasivi che giustificano le tesi opposte, primo di quegli argomenti il fatto che ognuno puo’ capire da solo, nonostante i tentativi di alcuni intellettuali di infangare l’intelletto: non puo’ certo essere un capo di governo inquisito in molti processi per fatti gravi e gravissimi che risalgono ad anni in cui quel soggetto non rivestiva alcun ruolo istituzionale a poter mettere mano ad eventuali riforme sull’immunità e sulla giustizia. Anche a prescindere da qualsivoglia altra considerazione giuridica e politica, Berlusconi che mette mano a quelle riforme sarebbe visto dall’opinione pubblica, sia in Italia sia all’estero (e non senza ragioni), come Bin Laden che legifera in tema di terrorismo o un pedofilo in tema di tutela dei minori. La “tregua” di cui parla Romano sembra allora la resa dello stato di diritto.

Scrive Scalfari:

Ha ragione Napolitano quando dice che non è per via di processi che si elimina un avversario politico fin tanto che gli rimane la fiducia della maggioranza. Ma è altrettanto vero che gran parte di quella fiducia si verifica meglio alla luce di processi e sentenze che mettano in chiaro passaggi rimasti per troppi anni oscuri e inquietanti. Noi pensiamo che sia questa la buona democrazia. Intanto, il governo ha il diritto e il dovere di governare. Se cominciasse a farlo invece di restare perennemente in “surplace” sarebbe un buon risultato.

Se Romano crede di trovare la soluzione nell’immunità (che però sarebbe meglio chiamare con il suo vero nome: impunità), Scalfari invece si limita a concludere che “il governo ha il diritto e il dovere di governare”. Ma sul come Silvio Berlusconi possa governare in questa situazione, Scalfari nulla dice. E tuttavia vale forse la pena notare che sia Romano sia Scalfari, nonostante sostengano tesi contrapposte e non conciliabili, concordano con il Presidente Napolitano che aveva detto:

“Va ribadito che nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento, in quanto poggi sulla coesione della coalizione che ha ottenuto dai cittadini-elettori il consenso necessario per governare.”

Senza tornare a ripetere gli argomenti che mi fanno sostenere che Napolitano sbaglia – e con lui tutti coloro che per convinzione, opportunismo o timidezza sostengono le stesse tesi del Presidente della Repubblica – vale la pena, io credo, fare alcune considerazioni di carattere generale. Non sull’ultima crisi insomma si dovrebbe a questo punto riflettere ma sul male oscuro che sta consumando la nostra disgraziatissima Repubblica, mentre c’è già chi vuole crocifiggere la bandiera, affrettando il calvario della giovane morente.

Nei prossimi giorni cercherò di scrivere qualcosa su quel male oscuro, per ora basti segnalare che l’informazione fa sicuramente parte di quel calvario. In quell’editoriale su Repubblica, per esempio, a proposito del processo Andreotti, Eugenio Scalfari scrive:

Fu condannato con gravissime motivazioni. Poi, nei successivi gradi di giurisdizione, le sentenze furono riviste e ritoccate. Infine nell’ultimo passaggio fu assolto, in parte con formula piena e in parte con formula dubitativa.

E’ mai possibile che Scalfari non conosca i fatti? Nel breve video qui sotto, il giudice Giancarlo Caselli, procuratore capo antimafia a Palermo dal 1993 al 1999 e ora procuratore capo della Repubblica a Torino, ricostruisce la verita’ giuridica e giudiziaria ricordando i documenti ufficiali.

Al capezzale della Repubblica – seconda parte

Al capezzale della Repubblica – terza parte


I moralisti e i guardoni

30 ottobre 2009

voyeur

Dopo le escorts, le trans. L’Italia dei guardoni proprio non ce la fa a stare lontana dal buco della serratura; forse perche’ solo cosi’ riesce a non guardarsi allo specchio. Il paese è sessualmente represso, l’omofobia e la misoginia abbondano e non fanno notizia. Per vendere pubblicita’, le telecamere entrano nella camera da letto e il giornalista nasconde i suoi pruriti dietro la maschera del moralista. Ma cos’è peggio, vendere il proprio corpo, come fanno le lavoratrici e i lavoratori del sesso o vendere la propria integrita’, come fanno tanti politici e giornalisti? E chi è piu’ libero?

Quando anche quest’ultima storia avra’ annoiato lo spettatore, c’è gia’ pronta un’altra vita d’azzannare. Quello che restera’ sara’ solo il pregiudizio contro prostitute e transessuali, gli unici a cui si chiede il conto.


Questo inverno avrai mille e una notte per sognare

27 ottobre 2009
sognare

messaggi involontari

La striscia pubblicitaria appena sopra le notizie sul sito di Repubblica.it sembra illustrare il messaggio delle due notizie principali: Marrazzo e Pinocchio. In TV e sulla “libera stampa” ci sarà da sognare nelle notti (e nei giorni) di quest’inverno?

Piu’ che sogni, sembrano incubi:

Milano: ‘Arcigay’ denuncia altre due aggressioni

27 Ottobre 2009 18:34 CRONACHE

MILANO – Altri due pestaggi di matrice omofobica. Sarebbero avvenuti a Milano. Lo ha denunciato l’Arcigay. Un ragazzo giovedi’ scorso sarebbe stato picchiato con pietre e bastoni da due uomini. Gli avrebbero rotto i legamenti di un ginocchio. All’uscita da una discoteca nella zona di corso Lodi sabato scorso sarebbe stata aggredita una coppia di ragazzi. A sferrare calci e pugni quattro uomini scesi da un’auto. (RCD)

Good morning Italy


Ostracizzare i Radicali, la regola d’oro dell’informazione italiana

27 ottobre 2009

Quanti anni sono che i Radicali italiani vengono ostracizzati? L’informazione italiana conosce le regole del gioco truccato e tra quelle regole, quella che sempre viene rispettata è ignorare i Radicali. In queste ore la “libera stampa” (quella che scende in piazza per rivendicare il ruolo dell’informazione in una societa’ libera e democratica) è alle prese con il PD e le alleanze; Repubblica propone ai suoi lettori il seguente sondaggio:

sondaggio

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Indovinate chi resta fuori dalle opzioni proposte da Repubblica? Eppure i Radicali dovrebbero essere una scelta naturale da inserire in quel sondaggio, visto che gia’ ci sono esponenti di quel partito che lavorano (e bene) nei gruppi parlamentari del PD. La dimenticanza di Repubblica non e’ casuale, ovviamente.

E c’e’ chi vorrebbe togliere ai cittadini anche il servizio pubblico di Radio Radicale.

Quei cittadini potrebbero anche chiedersi cosa hanno fatto questi Radicali per essere ostracizzati da decenni dalla politica e dall’informazione. Mentre meditiamo su questa domanda, invitiamo i nostri lettori a dare un’occhiata al sito dei Radicali italiani, dove sono disponibili le cifre dei Contributi erogati all’editoria nel 2008 (anno di riferimento 2007) :
200 milioni 776mila euro.

Come diceva tanti anni fa’ Renzo Arbore con una birra in mano? Meditate gente, meditate!

P.S. Mi dicono che dopo alcune proteste portate all’attenzione della direzione di Repubblica, il sondaggio è stato ritirato; al suo posto un messaggio che recita: Sondaggio non più attivo. Forse Repubblica potrebbe ora spiegare ai suoi lettori i motivi di questo messaggio, magari con un semplice articolo di scuse verso i suoi lettori, prima ancora che verso i Radicali? I risultati del Sondaggio non più attivo, sono ancora online e li riportiamo qui sotto:

risultati

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P.P.S. Dichiarazione di Marco Cappato, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni, del Comitato di Radicali italiani

Cappato: da Repubblica.it un bel sondaggio di regime post-fascista e berlusconiano
27 ottobre 2009
Dichiarazione di Marco Cappato, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni, del Comitato di Radicali italiani

“Con quale partito preferireste si alleasse il Pd?” chiede ai suoi lettori il sito di Repubblica.it diretto da Vittorio Zucconi. Ecco le scelte possibili: Idv; Prc; Sl; Verdi; UdC; Nuova forza di centro Rutelli-Montezemolo; deve andare da solo; non so”.
Come già accaduto (e da noi Radicali denunciato) nei sondaggi Internet per le elezioni europee, il partito di Repubblica, con i suoi Direttori e il suo Editore, continua nella linea di eliminazione dell’esistenza stessa della Lista Bonino-Pannella, pur avendo il movimento radicale già iniziato ufficialmente la campagna di raccolta di pre-firme per la presentazione della lista in tutte le Regioni.
Con questo tipo di “informazione” e di “sondaggi”, Repubblica condivide con il potere berlusconiano gli stessi metodi di disinformazione e censura contro i quali vengono raccolte, proprio da Repubblica.it, centinaia di migliaia o milioni di firme. Il sondaggio di oggi è la rappresentazione perfetta del regime post-fascista e anti-democratico italiano. E’ anche un sondaggio “berlusconiano”, non solo nei metodi, ma anche nel merito, se è vero come è vero che dall’analisi dell’Istituto Cattaneo alle elezioni europee è proprio la Lista Bonino_Pannella l’unica ad aver portato via voti a Berlusconi. Ragione di più, per Repubblica, per cercare di eliminarci.


Buon lavoro segretario! Pierluigi Bersani e le regole del gioco

26 ottobre 2009

bersani

Il “primo gesto da segretario sarà quello di occuparmi del lavoro e della precarietà, poiché credo che abbiamo bisogno di riportare la politica ai fondamentali”. C’è un “muro di gomma da abbatterespiegaquello che si è creato tra sistema politico, media e condizioni reali”.

Il popolo delle primarie ha scelto Pierluigi Bersani per guidare il Partito Democratico. La grande partecipazione alle primarie da’ a Bersani una legittimazione democratica molto forte; non e’ il segretario del 50% plus (qualsiasi percentuale verra’ fuori dai risultati ufficiali) ma il segretario di tutti. I primi atti da segretario, a cominciare dalla squadra che si scegliera’ per guidare il partito, dovranno essere ispirati da questa convinzione e speriamo (lo speriamo davvero) di non vedere regolamenti di conti, vendette, liti e polemiche. L’ultima cosa di cui il PD ha bisogno e’ continuare a dividersi sulla base di correnti e correntine. Non ci sono bersaniani, dalemiani, mariniani, franceschiniani, ecc. Ci sono solo cittadini: iscritti, simpatizzanti ed elettori. Sbagliano tutti coloro che vorrebbero strappare la tessera perche’ il loro candidato non ha vinto; quando si partecipa ad una competizione democratica, le regole del gioco vogliono che i risultati vengano accetati da tutti e abbandonare il gioco non e’ un atto di fair play. [Rutelli (e non solo) dimostrerebbe un’assoluta immaturita’ politica se uscisse dal PD ora perche’ Bersani è il nuovo segretario.]

I problemi, del PD e del paese, restano tutti e sara’ bene abbandonare l’euforia (giustificata) di queste ore per lavorare e costruire un partito che continui ad essere aperto a quel popolo delle primarie che ieri ha detto chiaramente di voler contare e di prendere sul serio la democrazia; ha ragione Franceschini quando dice che la scelta delle primarie e’ una scelta irreversibile. Speriamo il nuovo segretario se ne convinca e abbandoni, una volta per tutte, il modello bocciofila.

Quando ci saranno i dati ufficiali si potranno fare considerazioni piu’ mirate, ma gia’ ora possiamo analizzare qualche punto che ci sembra importante.

Innanzitutto, il segretario uscente Franceschini dev’essere ringraziato da tutti per essersi preso l’onere di guidare il PD quando nessuno voleva farlo, in un momento che avrebbe anche potuto vedere la fine di quel partito. La fine non e’ stata, come le primarie hanno dimostrato, e il merito va anche a Franceschini, verso cui questo blog non ha mai centellinato critiche.

Resta tutta la preoccupazione per i risultati che vengono dalle regioni del Sud Italia, specialmente dalla Calabria e dalla Campania. Senza volere delegittimare il voto espresso dai cittadini di quelle regioni, un’analisi politica di quei risultati non e’ piu’ rinviabile; l’ammonimento che pochi giorni fa’ ha lanciato Roberto Saviano dev’essere fatto proprio dal nuovo segretario e dalla sua squadra.

Dai dati che abbiamo fin’ora visto, sembrerebbe che tra quei tre milioni di cittadini che ieri hanno incarnato la democrazia votando alle primarie, gli under 40, i cittadini sotto i quarant’anni, non abbiano avuto la parte del leone. Questo e’ un problema serio per il PD e per il paese. Ha ragione Giuseppe Civati quando dice che il PD deve seriamente lavorare per coinvolgere le generazioni piu’ giovani, le energie senza le quali il partito e il paese invecchiano. [leggi anche: “ho 17 anni e sono andato a votare Marino”]

E veniamo a Ignazio Marino. Credo nessuno possa negare che il risultato ottenuto dalla mozione Marino sia la vera notizia di queste primarie. Nonostante l’avversione dei quadri del PD e il boicottaggio dei media, Ignazio Marino ha non solo ottenuto un risultato brillante ma crediamo sia stato il candidato che piu’ di ogni altro abbia saputo parlare a quella parte del paese che non vota ideologicamente ma sulla base di posizioni razionali e pragmatiche. I dati ci diranno se, come noi crediamo, Marino sia stato votato soprattutto dai piu’ giovani, da coloro che usano Internet e parlano lingue straniere. Se cosi’ fosse, ci auguriamo la nuova classe dirigente del PD abbia l’intelligenza politica per capire l’importanza della mozione Marino; importanza assai superiore ai numeri, che pure sono molto significativi, se si vuole un PD dinamico, moderno, capace di attirare consensi da settori della societa’ che non possono piu’ essere trascurati.

L’affermazione della mozione Bersani e l’ottimo risultato di Marino significano anche un’altra cosa: la sconfitta della linea politica del quotidiano-partito la Repubblica e del suo fondatore, Eugenio Scalfari. Quella linea politica – fatta di piazze, di informazione che passa dal buco della serratura delle camere da letto, di lodi e di faziosita’ – e’ la grande sconfitta di queste primarie. Ci auguriamo questa sconfitta possa essere colta appieno sia dal quotidiano-partito sia (soprattutto) dalla nuova squadra che guidera’ il PD.

Chiudiamo facendo ancora le congratulazioni al nuovo segretario del Partito Democratico. Pierluigi Bersani ora e’ il segretario di tutto il PD e gli facciamo i nostri migliori auguri. Come scrivevamo ieri, le primarie consegnano a Bersani e alla sua squadra un grande patrimonio di maturita’ democratica che speriamo non venga dissipato. Buon lavoro segretario!

Leggi anche i commenti in diretta di ieri: L’Italia che non si arrende, tra primarie e ultimarie


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