Il Fatto: “Brenda, il viado morto”

3 dicembre 2009

In un interessante e alquanto inquietante articolo sul quotidiano Il Fatto, De Benedetti: mi spiano, firmato da Peter Gomez e Marco Lillo, si legge: “Brenda, il viado morto”. Ora, dopo tutto quello che si e’ scritto e detto, si deve constatare che anche giornalisti che sicuramente non sono omofobi ne’ bigotti continuano a perseverare nella loro ignoranza, utilizzando termini volgari, offensivi e discriminatori.

Su questo blog c’e’ un’accurata analisi del termine; in sintesi:

Sandra Biondo informa gli amici giornalisti, scrittori e commentatori vari che il termine “viado”, che viene usato con tanta disinvoltura, in portoghese è volgarissimo. Cosa direste se in un articolo di giornale straniero trovaste parole come “frocio”, “ricchione” o “busone”? Se vogliamo usare la lingua degli altri, almeno facciamolo bene

Davvero sfuggono i motivi che spingono molti giornalisti italiani a perseverare nell’ignoranza e usare la parola “viado” o declinare e coniugare al maschile la parola “transessuale” o addirittura, come ha fatto Mattia Feltri, a spiegare (sbagliando) che negli Stati Uniti si userebbe la parola “shemale”. Amici giornalisti, un po’ piu’ d’attenzione e rispetto per favore.

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Brenda, Mattia Feltri e il guazzabuglio della stampa italiana

22 novembre 2009

Oggi sulla Stampa Mattia Feltri prova a ragionare sulla parola “transessuale”: maschile o femminile, il o la? Nella grande confusione italiana, va riconosciuto a Feltri di averci almeno provato; tra il serio e il faceto, con molta ironia e forse troppa leggerezza, i risultati di questo sforzo sono tuttavia deludenti.

Scrive Feltri all’inizio del suo articolo, “Il” o “la” trans? Il guazzabuglio è anche lessicale:

Dicono e scrivono Brenda al femminile o al maschile, per come gli esce sul momento dalla bocca o dalla penna. Tutto buono: lo spiega anche il dizionario Devoto-Oli, «transessuale», aggettivo e sostantivo, maschile e femminile, da declinare a seconda della massima confusione.

La confusione c’e’ sicuramente, ma solo se s’ignora la letteratura scientifica e l’esperienza dei diretti interessati, visti questi solo come oggetto sessuale di maschi in cerca di emozioni e non come persone la cui dignita’ va rispettata e la cui identita’ sicuramente non va cercata nell’ignoranza di quei maschi, clienti o giornalisti che siano. Invece quei giornalisti e opinionisti scrivono e parlano di transessuali solo in funzione di, e cosi’ fa anche Mattia Feltri sulla Stampa di oggi. L’articolo mischia sesso e genere, ironia e ignoranza, Vladimir Luxuria ed Elisabetta Gardini, il Grande Fratello e il complesso d’Edipo. Feltri scrive:

E’ una babilonia, si va a trans terrorizzati dall’eventualità di essere scoperti, interminabili file notturne di maschi che le teorie accademiche vogliono smarriti, complessi di Edipo all’opposto e cose così, file di maschi ancora più terrorizzati dall’ipotesi della loro omosessualità, potenziale o già espressa. Non sanno che pensare della propria indole. Non sanno se sono andati con un trans o con una trans, non sanno che cosa era, se prevaleva nell’aspetto e nel desiderio la parte sopra o la parte sotto.

Dimmi cosa fai a letto e ti diro’ chi sei. Questo e’ il livello del “dibattito”, questa e’ la nostra tradizione fatta di repressione culturale e sessuale di intere generazioni costrette a subire quella cultura sessuofoba, il sesso come peccato, il moralismo che nasce dall’ignoranza e dalla paura. Come meravigliarsi allora se la pornografia sia non solo cosi’ diffusa ma la vera scuola di sesso in una societa’ che ne e’ ossessionata proprio perche’ lo ha sempre rinnegato, visto come cosa immonda, ripudiato negli atti impuri del confessionale e nei bordelli dove il maschio poteva trovare sollievo da una cultura che imponeva (impone?) la verginita’ della donna come modello di purezza. Nella tradizione da cui veniamo – tradizione sempre invocata per difendere le nostre radici, come se fossimo piante! -  quel maschio e’ carnefice e vittima al tempo stesso, nella sua mente la donna e’ di due tipi: la madre, la moglie e la figlia, da rispettare e proteggere, e la prostituta, la donna che puo’ soddisfare le sue passioni, represse da quella tradizione come peccati della carne. Il maschio che si fa vanto delle sue conquiste ma che ancora usa la parola “puttana” e simili a mo’ d’insulto verso una donna, verso tutte le donne. Messi fuori legge i bordelli, quella tradizione millenaria continua come e dove puo’.

Ed e’ questa tradizione lo sfondo culturale, antropologico, la cornice che inquadra il “dibattito” su transessuali e prostituzione a seguito degli ultimi scandali dati in pasto dai mezzi d’informazione a un’opinione pubblica che brancola nel buio dell’ignoranza, eccitata dai propri pregiudizi, come tanti schiavi compiacenti delle proprie catene. Si, perche’ nella cultura sessista italiana, in quel machismo che ancora caratterizza non solo la cultura popolare ma soprattutto i commenti di eruditi e maître à penser, e’ evidente la paura dell’ignoranza. Scrivevo qualche giorno fa’ in Brenda e la grammatica della paura a proposito di quel dettaglio, il o la transessuale:

Un piccolo dettaglio, un’inezia forse che pero’ puo’ farci riflettere se il diavolo si nasconde davvero nei dettagli. Se cosi’ e’, forse quel dettaglio puo’ aiutarci a illuminare noi stessi e a guardarci allo specchio, come singoli e come società: i tabú, i pregiudizi, il moralismo e il sessismo che perseverano, quasi aggrappandosi alle regole di una grammatica immutabile per non affondare nell’ignoranza abissale di una cultura e di una societa’ incapaci di capire e con la paura di cambiare.

E puntualmente Mattia Feltri oggi sulla Stampa sente la necessita’ di aggrapparsi a quella grammatica, “lo spiega anche il dizionario Devoto-Oli”. Ovviamente il dizionario non spiega nulla; ci sono nomi nella lingua italiana che hanno un’unica forma per il maschile e per il femminile (sia al singolare sia al plurale) e che possono essere distinti solo dall’articolo, dalla coniugazione (verbo) e dalla declinazione (aggettivo e pronome): nipote, consorte, parente, cantante, insegnante, agente, amante, ecc. Se la parola “transessuale” genera ancora cosi’ tanta confusione, forse il dizionario andrebbe affiancato da una letteratura scientifica vasta e facilmente disponibile, in grado di far saltare i tabu’ e la morale costruiti sull’ignoranza, il dogma e la superstizione e dar vita invece ad un’etica che parta dalla scienza, dalla conoscenza, dove il vero “peccato” e’ l’ignoranza. Invece siamo ancora fermi alla Bibbia, “maschio e femmina li creò”, come la Chiesa Cattolica non si stanca mai di ricordarci.

Purtroppo Feltri termina il suo articolo laddove avrebbe dovuto iniziarlo – “i maschi saranno disorientati, ma le donne si scoprono disarmate” (ma davvero e’ cosi’? Sicuramente non tutti i maschi sono disorientati e non tutte le donne si scoprono disarmate…) – e sembra non accorgersi che per tutto l’articolo i/le transessuali vengono presi in considerazione solo in funzione di. Dispiace e fa riflettere anche che Feltri non abbia criticato il suo stesso giornale, la Stampa, uno di quei tanti quotidiani che ancora si ostinano a titolare “Morto il trans Brenda”.

Ma c’e’ di peggio. Mattia Feltri incorre in un errore purtroppo comune in Italia:

Negli Stati Uniti si è pensato di risolvere la questione con una trovata semantica, un compromesso storico dell’erotismo: i trans si dicono shemale, o she-male, che tradotto alla lettera sta per «lei-maschio». Oppure, se è una donna diventata uomo, si dice hemale, «lui-femmina», sebbene sia un termine che circola molto meno.

Feltri e la Stampa dovrebbero sapere che quei termini non sono il “compromesso storico dell’erotismo”; sono invece probabilmente il frutto dell’industria pornografica, non vengono nemmeno rubricati nei dizionari di lingua inglese e soprattutto sono considerati altamente offensivi, alla stregua di termini come “nigger” per gli Afro-Americani, “faggot” per i gay o “Christ-killer” per gli ebrei.

Quel “guazzabuglio” andava esposto per quello che e’, senza tanti giri di parole: semplice ignoranza, da illuminare da scienza e ragione. Invece sembra quell’ignoranza venga perpetuata anche dalla stampa “colta”, che continua a perseverare nei suoi errori. I pregiudizi, come si sa, nascono dall’ignoranza e cosi’ pure il fanatismo. Siamo tutti alieni finche’ non impariamo a conoscerci; anche a questo – vale la pena ricordarlo – dovrebbero servire i mezzi d’informazione.

P.S. Come mi fa notare Fabio Chiusi, la confusione sembra alta sotto i cieli della stampa italiana; il Corriere della Sera di oggi per esempio usa la parola“matricidio” nel titolo di un articolo su un triste caso di cronaca nera dove e’ la madre a uccidere il figlio.

Sullo stesso argomento: Brenda e la grammatica della paura


Brenda e la grammatica della paura

20 novembre 2009

La morte della transessuale Brenda getta ombre ancora piu’ inquietanti su tutta la vicenda Marrazzo, vicenda che gia’ puzzava di marcio dall’inizio, quando quei carabinieri (!) hanno fatto irruzione nell’appartamento di via Gradoli a Roma per – almeno cosi’ sembra – incastrare il governatore del Lazio. La reticenza, l’ipocrisia e le mezze verita’ del governatore non hanno certo aiutato a chiarire questa storia ma ora almeno un punto sembra chiaro: c’e’ chi non vuole che la verita’ venga a galla ed e’ disposto ad ammazzare per nasconderla.

C’e’ pero’ un altro aspetto di questa storia che forse appassiona di meno, senza misteri e buchi della serratura. Un dettaglio, piccolo da nascondersi dietro articoli e declinazioni ma che rivela l’ignoranza di giornalisti e direttori di giornale che perseverano nei loro errori e continuano a parlare al maschile, anche dopo la morte della transessuale Brenda. Un piccolo dettaglio, un’inezia forse che pero’ puo’ farci riflettere se il diavolo si nasconde davvero nei dettagli. Se cosi’ e’, forse quel dettaglio puo’ aiutarci a illuminare noi stessi e a guardarci allo specchio, come singoli e come società: i tabú, i pregiudizi, il moralismo e il sessismo che perseverano, quasi aggrappandosi alle regole di una grammatica immutabile per non affondare nell’ignoranza abissale di una cultura e di una societa’ incapaci di capire e con la paura di cambiare.

Negli esempi qui sotto, alcuni giornali hanno imparato – finalmente – ad usare il genere corretto nei loro titoli e articoli; altri continuano ad illudersi che la grammatica possa salvarli dalla paura della loro ignoranza. Uno spettacolo – quello che segue – che filosofi, sociologi, psicologi e linguisti troveranno sicuramente interessante.

Corriere della Sera

il Giornale

la Stampa

il Tempo

Avvenire

il Resto del Carlino

la Repubblica

il Messaggero

il Mattino

l'Unità


Fatti, opinioni e gli “imbecilli” di Travaglio

17 novembre 2009

Qualche giorno fa’ in Reazionari allo sbaraglio scrivevo di un articolo di Beatrice Borromeo sul quotidiano il Fatto dal titolo Italiani nella “polvere” nessuno sniffa come noi e invitavo a leggerlo insieme all’articolo di Fabio Chiusi che sul suo blog esaminava l’articolo di Borromeo, confrontandolo con le fonti, nel caso i dati dell’Osservatorio europeo sulle droghe. Sul suo blog Fabio Chiusi dimostrava che i dati presi in esame da Borromeo non giustificavano le affermazioni contenute sia nel titolo sia nel testo dell’articolo. Chiusi ha informato della sua analisi il Fatto e l’autrice del pezzo, Beatrice Borromeo. Ne e’ seguito uno scambio email tra Chiusi e Borromeo che consiglio di leggere.

Sul caso e’ intervenuto anche Marco Travaglio, difendendo il lavoro della sua collega Borromeo. Secondo Travaglio l’articolo di Borromeo e’ corretto perche’ i dati sul consumo di droghe sono stati letti con l’aiuto di un esperto, Guido Blumir. Travaglio scrive:

Blumir le ha spiegato che quei dati, almeno per l’Italia, sono sottostimati: perché in Italia, quando vengono interpellati sull’uso di cocaina, solo i giovani rispondono sinceramente, mentre i consumatori più adulti e anziani tendono a negare; in più l’alto tasso di impunità di certi reati fa sì che le forze dell’ordine riescano a sequestrare soltanto il 5% della droga circolante, che a dispetto delle statistiche ufficiali ammonta a ben 100 tonnellate annue. Quindi la classifica europea andava corretta e, leggendo correttamente i dati dell’Oedt, l’Italia non risultava al terzo, ma al primo posto per il consumo di cocaina. Il Fatto Quotidiano non ha la pretesa di avere sempre ragione: commette errori, ma sempre in buona fede, tant’è che abbiamo – unici nel panorama dell’editoria – un’apposita rubrica intitolata “I nostri errori”. Nella quale rettifichiamo e ci scusiamo quando sbagliamo. Ma non quando diciamo la verità. Mi dispiace per gli imbecilli, ma dovranno farsene una ragione.

Fabio Chiusi ha risposto a Travaglio:

Sarò “imbecille” (complimenti per il rispetto delle opinioni altrui, tra l’altro), ma dissento da Travaglio. Il punto non è se Beatrice Borromeo fosse in grado o meno di smentire l’Oedt (“la classifica europea andava corretta”) tramite il parere (informato o meno) di un sociologo; il punto è piuttosto che l’Oedt non dice affatto quanto la Borromeo vuole fargli dire, giusto o sbagliato che sia il dato che ne esce (e cioè, come riporta il Corriere, che l’Italia è tra i primi cinque paesi europei per quanto riguarda il consumo di cocaina, e non il primo).

Chi ha ragione? Da quel che ho capito io seguendo la storia cosi’ come si e’ sviluppata durante i giorni, mi sembra Fabio Chiusi abbia dimostrato fin dal suo primo articolo sul suo blog che l’articolo di Borromeo sul Fatto contiene affermazioni non corrispondenti al vero e faccia dire ai dati quello che i dati non dicono. Si rimane basiti a leggere Travaglio, “la classifica europea andava corretta”. L’opinione dell’esperto, a prescindere dal merito, non puo’ certo essere presentata ai lettori del Fatto come fatto, come dato. Non si puo’ far dire a quei dati quello che quei dati non dicono. L’opinione dell’esperto non poteva autorizzare Borromeo a manipolare i dati e ingannare i suoi lettori. Fatti e opinioni andavano tenuti separati, di modo che i lettori fossero informati dei dati cosi’ come forniti dagli organismi internazionali e – separatamente appunto – delle opinioni di esperti che fornivano elementi aggiuntivi per interpretare quei dati. Cosi’ non e’ stato, e invece di ammettere l’ovvio e pubblicare una correzione – non c’e’ nulla di male, tutti sbagliamo – il Fatto cerca di giustificare l’accaduto con argomentazioni francamente risibili e l’arroganza di Travaglio, che ovviamente ha bisogno di chiamare “imbecilli” coloro che hanno argomenti piu’ robusti dei suoi.

Piu’ che sull’errore in se’ – che pure ha la sua importanza – sarebbe utile riflettere sui motivi che hanno impedito una soluzione ragionevole (e dovuta) alla vicenda; cosa ha motivato il rifiuto di pubblicare una semplice (e dovuta) rettifica? Della vicenda si parla anche qui, qui e qui.

Che ne pensate?


La Guerra Santa(nchè) e la maggioranza silenziata

9 novembre 2009

Guerra santa

Sara’ bene liberare subito il campo dagli equivoci: le reazioni isteriche e violente contro la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sul crocifisso nelle scuole provengono da una minoranza di fondamentalisti che vuole scatenare una guerra santa, ancora una crociata nel nome di Cristo. Ha ragione don Paolo Farinella quando scrive che quel Cristo, se potesse, prenderebbe a calci questa

“nuova “Compagnia di Gesù” fatta di corrotti, di corruttori, di ladri, di evasori, di mafiosi, di alti prelati còrrei di blasfemìa e di indecenza, di atei opportunisti, di cultori di valori e radic(ch)i(o) cristiani … chi prepara la croce, chi la fune, chi i chiodi, chi le spine, chi l’aceto … e i sommi sacerdoti a fare spettacolo ad applaudire.”

Ecco allora lo spettacolo immondo di Daniela Santanchè, da tempo ormai impegnata nella sua crociata contro gli infedeli, esibire odio e stupidita’ e insultare Maometto, apostrofandolo “pedofilo”. Se a questa signora sta a cuore questo problema – la pedofilia – potrebbe occuparsi della pedofilia clericale, un problema di dimensioni gigantesche all’interno della Chiesa Cattolica, problema ignorato disgraziatamente dai mezzi d’informazione italiani ma non dai media internazionali e denunciato anche in sede ONU.

Ecco allora un altro sepolcro imbiancato, il sottosegretario Giovanardi, gettare aceto sul corpo del giovane Stefano Cucchi, un altro povero Cristo assassinato da quello Stato che appende il crocifisso nelle scuole, nelle carceri e nei tribunali. Non e’ stato forse Mussolini ad iniziare questo rito feticista? Ma Giovanardi ha motivi piu’ personali per gettare quell’aceto: quella vergognosa legge proibizionista, liberticida e infame sulle droghe – la responsabile prima della morte di Stefano Cucchi – porta infatti il nome Fini-Giovanardi.

Grazie ai mezzi d’informazione – che sarebbe meglio chiamare mezzi di propaganda – quella minoranza ottusa, violenta e opportunista viene presentata come maggioranza nel paese. Ma non tutti i cristiani e nemmeno tutti i cattolici sono d’accordo con il Vaticano e i crociati del crocifisso; le confessioni cristiane protestanti per esempio hanno accolto favorevolmente la sentenza della Corte Europea; e cosi’ pure molti credenti cattolici, dalle comunita’ cristiane di base a molti preti che testimoniano la loro fede senza gli ori e la simonia d’Oltretevere. Don Franco Barbero, rispondendo a un lettore del suo blog, non usa mezzi termini:

“La tragedia non sta tanto nei vari Bossi che pensano solo a fare bottega, ma nella prostituzione vaticana al potere razzista del governo italiano. Le gerarchie cattoliche continuano il loro mestiere: emarginare il Vangelo e cancellare la prassi storica di Gesù di Nazaret. Ormai il linguaggio ecclesiastico è diventato una retorica religiosa che viene usata per nascondere le sordide alleanze,  i privilegi, i soprusi. Si abusa del nome stesso di Dio e di Gesù per gli  interessi  dell’azienda cattolica.”

Sicuramente moltissimi cittadini italiani (dai sondaggi (*) online si direbbe la maggioranza) sono d’accordo con quella sentenza. La classe politica e i media non riflettono affatto il paese, l’opinione pubblica della Repubblica e questo gap, che diventa ogni giorno di piu’ un baratro, rappresenta il vero problema italiano.

I cittadini che si riconoscono nei principi di civilta’ riaffermati dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo non sono minoranza ne’ maggioranza silenziosa; siamo invece la maggioranza silenziata, silenziata da queste orde di barbari che occupano le istituzioni repubblicane, mezzi d’informazione inclusi. Prendere coscienza di questa realtà è il primo passo per riappropriarci della Repubblica.

(*) Sondaggi: Il Corriere della Sera ha pubblicato un sondaggio condotto da Renato Mannheimer: l’84% degli italiani sarebbe favorevole all’esposizione dei crocifissi nelle scuole. Il sondaggio riporta dati molto differenti da quelli raccolti dai principali quotidiani italiani online; e’ vero che quei sondaggi online non hanno il valore scientifico di un sondaggio condotto con i metodi della statistica e tuttavia la differenza tra i risultati raccolti online e il sondaggio di Mannheimer sembrano troppo distanti. Forse che i sondaggi online sono iniziati subito dopo la sentenza della Corte Europea mentre il sondaggio di Mannheimer e’ stato fatto dopo che giornali e televisione hanno potuto bombardare per alcuni giorni gli italiani con la propaganda sul crocifisso? Forse che gli italiani sono stati convinti da giornali e TV che la Corte Europea vuole abolire la religione in Italia? Forse chi vota online e’ piu’ informato e ha meno possibilita’ di cadere vittima della disinformazione da parte di stampa e TV e vota con piu’ convinzione essendo tutelato l’anonimato? Che ne pensate?

 

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Guerra Santa


Afghanistan, la guerra che non si puo’ vincere

8 novembre 2009

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Londra, 8 novembre 2009 – Continua qui nel Regno Unito il dibattito sulla guerra in Afghanistan e dalle prime pagine dei principali quotidiani del paese si leva forte la voce per chiedere il ritiro delle truppe da una guerra vista ormai dalla maggiornaza della popolazione come immorale e impossibile da vincere.

L’ennesimo sondaggio della BBC non lascia dubbi: i 2/3 dei cittadini britannici considera quella guerra “unwinnable” (che non si puo’ vincere) e chiede il ritiro delle truppe dall’Afghanistan. Il dibattito occupa le prime pagine del Guardian/Observer e dell’Independent, i due piu’ prestigiosi quotidiani del paese; l’Independent scende addirittura in campo con un editoriale dal titolo: Perche’ dobbiamo lasciare l’Afghanistan.

Come scrivevamo un mese fa’ in una lettera aperta al senatore Marino, l’Italia è in guerra ma nel paese non c’è dibattito. La televisione italiana, la peggiore del mondo occidentale, è una giungla senza regole, capace solo di creare ad arte polemiche sterili e gridate; la carta stampata, anche quella colta, rincorre la televisione in un patetico circolo vizioso che ha creato un’informazione autoreferenziale, banale, volgare e priva di credibilita’.

L’Italia è in guerra ma guerra e pace sono i grandi assenti nel dibattito politico e civile, salvo poi rientrare insieme alle bare dei soldati uccisi in quelle guerre, salutati questi solo dalla vuota retorica che accompagna le lacrime di coccodrillo di una classe dirigente ignorante e incapace.

Scusate l’intrusione. Ora torniamo tutti a spiare dal buco della serratura delle camere da letto e a guardare il ministro della difesa bestemmiare in diretta TV. Applausi.

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Il crocifisso, Berlusconi e le menzogne dell’Italietta nostalgica

6 novembre 2009
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le virtu' cristiane di Berlusconi sono note

A proposito della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, il Presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi ha oggi dichiarato: “Non è una sentenza coercitiva, non c’è nessuna possibilità di coercizione che ci impedisca di tenere i crocefissi nelle aule”; aggiungendo che qualunque sia l’esito del ricorso che il governo ha deciso di presentare “non ci sara’ capacita’ coercitiva”.

A meno che non si intenda far uscire l’Italia dal Consiglio d’Europa e dalla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali, questa di Berlusconi-Pinocchio è un’altra menzogna che vergognosamente viene pronunciata da un bugiardo professionista con la complicita’ dei mezzi d’informazione; questi credono infatti che il loro compito sia quello di servire il duce, offrendogli il palcoscenico per dire tutte le menzogne e le assurdita’ che a quel duce garbano. Anche in questo risiede il tradimento dei giornalisti e dei media, responsabili del degrado del paese.

Aspettando il ricorso del governo italiano – che servira’ solo a sputtanare ancora di piu’ il Belpaese – e la decisione della Corte Europea su quel ricorso, diamo un’occhiata alla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali:

Articolo 46 – Forza vincolante ed esecuzione delle sentenze
1 Le Alte Parti contraenti si impegnano a conformarsi alle sentenze definitive della Corte sulle controversie nelle quali sono parti.
2 La sentenza definitiva della Corte è trasmessa al Comitato dei Ministri che ne sorveglia l’esecuzione.

Sul sito ufficiale del Consiglio d’Europa, alla pagina dedicata alle domande frequenti sull’esecuzione delle sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, inoltre si legge:

Se le corti o qualsiasi altra autorita’ nazionale rilevante omette di prendere le misure necessarie, la responsabilita’ dello Stato e’ in gioco e altre autorita’ domestiche potrebbero dover intervenire per raggiungere i risultati aspettati: mentre lo Stato è infatti libero, entro certi limiti, di scegliere i mezzi di esecuzione esso e’ legalmente obbligato di conseguire il risultato richiesto.

Ancora una volta il capo del governo italiano mente spudoratamente, offendendo la dignita’ dell’Italia in un contesto, quello del Consiglio d’Europa e della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che – a differenza delle idiozie che si sono lette in questi giorni, anche sulla scandalosa stampa “colta” – è non solo un contesto fondamentale in ambito europeo ma rappresenta la vetta di quella civiltà dei diritti raggiunta a caro prezzo. Considerando il dono nefasto che l’Italia ha offerto al mondo, il Fascismo, il nostro paese dovrebbe essere il primo a mostrare rispetto per quella Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali; era il 4 novembre del 1950 – il bagno di sangue della Seconda Guerra mondiale appena concluso – quando proprio a Roma si firmo’ quella Convenzione.

Con le solite eccezioni che confermano la regola, la classe dirigente del paese – quella di destra, di sinistra e di centro – ancora una volta sta dando uno spettacolo disgustoso, indegno, che getta vergogna sull’Italia e i suoi cittadini. Il disprezzo per le istituzioni e il diritto internazionale, le farneticanti parole di ministri e parlamentari, le idiozie espresse da giornalisti e commentatori sulla stampa “colta”, davvero danno la misura del grado d’incivilta’ in questo disgraziatissimo paese. No, non è Fascismo, le repliche della storia sono sempre diverse. Questa volta infatti gli oppositori al regime (almeno quelli istituzionali e rappresentativi) sono ancora meno numerosi di quanto avvenne nel secolo scorso; ergo, quando il regime crollera’ – “quando” e non “se”; e’ solo questione di tempo e di come, ma il suo crollo e’ inevitabile – il tonfo sara’ ancora piu’ rumoroso e drammatico.

Se i cittadini volessero individuare i responsabili di questo crollo annunciato, dovrebbero solo guardare nello specchio.

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