Namaste

L’atto inconsulto di uno psicolabile cambia l’agenda politica e oggi – invece di parlare per esempio delle parole del ministro dell’economia Tremonti, che ieri ha dichiarato “La Costituzione e’ importante ma la patria lo e’ ancora di piu'” – ci tocca leggere le reazioni di politici e opinionisti che giustamente denunciano un clima di violenza ormai intollerabile.

Silvio Berlusconi dice di essere stato “miracolato”. Ha ragione. Fino a ieri si parlava di un’invincibile armata per difendere la Repubblica contro le derive totalitarie dell’Unto del Signore; oggi quell’armata si è gia’ dissolta e i suoi generali e ammiragli fanno a gomitate per esprimere la (dovuta) solidarietà al capo del governo. Le vie del Signore sono infinite e la Provvidenza può servirsi anche della mente malata di un povero disgraziato, la cui vita sarà ora assai peggiore di quanto non lo sia stata in questi ultimi dieci anni di cura presso la malasanità italiana per problemi psichici. La parata di solidarietà dei politici nostrani però non include la solidarietà verso la famiglia di questo malato (malato, non terrorista), una famiglia distrutta e additata ora al pubblico scandalo. La compassione – quella pelosa – è sempre a senso unico e si sa, lo dice anche Alberto Sordi nel Marchese del Grillo: “mi dispiace, ma io so io, e voi non siete un cazzo”.

La violenza dev’essere sempre condannata; ce lo hanno insegnato (o almeno ci hanno provato) tra gli altri anche Tolstoj, Gandhi e Martin Luther King Jr. e prima di loro il Signore Buddha e Gesú Cristo, il quale – ce lo dicono i Vangeli – si lasciò trasportare dalla rabbia e cedette alla violenza una sola volta nella sua vita; anche il figlio di Dio non poteva tollerare l’ipocrisia. Non è colpa loro se l’essere umano è ancora cosí primitivo e incline alla violenza, quella violenza che gli ipocriti additano solo quando gli conviene. Il Nobel per la Pace Martin Luther King Jr. nel suo celebre discorso contro la guerra in Vietnam – appena un anno prima d’essere assassinato – condannava il governo degli Stati Uniti, “il piu’ grande fornitore di violenza nel mondo oggi”. Era il 1967. Ma oggi questi personaggi sono buoni solo per qualche vuota celebrazione e molta retorica; oggi siamo moderni e il Nobel per la Pace lo danno alla speranza. Nulla di nuovo sul fronte occidentale; come diceva Erich Maria Remarque, “la morte di un uomo è una tragedia, la morte di un milione una statistica”.

Politici e opinionisti stanno spellando vivi Antonio Di Pietro e Rosy Bindi per le loro dichiarazioni fuori dal coro. Sarebbero colpevoli – dicono – di giustificare la violenza. Di Pietro e Bindi non sono i miei politici preferiti ma scuserete il mio scetticismo; una cosa è giustificare, un’altra cercare di usare la ragione per capire da dove nasce tanta violenza. Sia Di Pietro sia Bindi avrebbero potuto esprimere meglio il loro pensiero ma tra chi ora li accusa c’e’ anche chi fa il saluto romano in pubblico (il ministro Brambilla), chi fino a pochi anni fa’ considerava Mussolini il piu’ grande statista del Novecento (il Presidente della Camera Fini), chi chiama ad imbracciare i fucili (Bossi) e chi inneggia al linciaggio e alla pulizia etnica degli immigrati (i leghisti) e cosi’ via dicendo. Da che pulpito!

Scriveva Bertrand Russell un secolo fa’, “Il nocciolo dell’atteggiamento scientifico sta nel rifiuto di considerare i nostri desideri, gusti e interessi come la chiave per la comprensione del mondo”. Sembra una banalità, invece questa frase racchiude ancora il segreto che puo’ liberare la mente umana dalla superstizione, dal dogma e da quell’ipocrita moralismo che, lungi dall’aiutare a risolvere i problemi, ne perpetua la loro esistenza.

Per quel che vale, anch’io mando la mia solidarietà all’uomo Silvio Berlusconi e gli faccio i migliori auguri per una pronta guarigione. Da quel buon cattolico che è, sono sicuro che anche lui – come Gesu’ Cristo e papa Wojtyła – riuscirà a perdonare il suo povero attentatore. A tutti coloro che invece stanno inneggiando alla violenza, sarà bene ricordare il significato di una parola di derivazione sanscrita, namaste; è il saluto usato in India e in altre regioni dell’Asia. Con quella parola si saluta lo spirito, il dio, la parte dell’altra persona che è comune a noi stessi. Non c’è bisogno di essere credenti in qualche fede per riconoscere la verità che quella parola contiene, il messaggio di fratellanza e non-violenza che quella parola significa.

Una risposta a Namaste

  1. ilpompiere scrive:

    se non sei iscritto alla mia newsletter, e quindi non hai ricevuto la mail vai a leggere il mio ultimo post “Chi va per questi mari”…
    Fabio

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