La solitudine del cardinale. Tettamanzi, la Lega e la lunga marcia della reazione italiana

Dionigi Tettamanzi

Rapporti “a dir poco eccellenti” quelli tra Vaticano e Repubblica italiana; lo dicevano, solo pochi giorni fa’, il Presidente del Senato di quella Repubblica confessionale delle banane, Renato Schifani, e il Segretario di quello Stato tornato a vivere nel 1929 solo grazie ai Patti Lateranensi di Mussolini, Tarcisio Bertone.

Le crude polemiche, sul tema immigrazione, tra il Vaticano (o alcuni suoi esponenti di porpora vestiti) e la Lega (il partito apertamente razzista, xenofobo e separatista) sembravano dimenticate dopo che quest’estate Umberto Bossi e Roberto Calderoli avevano incontrato Bagnasco, principe della Chiesa e presidente della CEI, i vescovi cattolici italiani. “Ho capito che il Vaticano non ce l’ ha con noi”, commentava Bossi dopo l’incontro. Dopo Bagnasco, è toccato allo stesso Bertone incontrare le camicie verdi. Pax romana? Rimanevano, e’ vero, gli scandali continui di Berlusconi con ragazzine ed escort, scandali che ponevano sempre piu’ un problema di pubbliche relazioni (nulla di piu’) per la Chiesa Cattolica e su cui intervenivano le critiche (sempre per questioni di pubbliche relazioni, nulla di piu’) di Avvenire e Famiglia Cristiana; critiche in tema di moralita’ pubblica e pubblici costumi – come dire, fate pure quel che volete cari figlioli, ma fatelo in privato; imparate da noi! – che dovevano dar non poco fastidio all’unto del Signore. Con l’arrivo di Feltri al Giornale di famiglia, l’unto del Signore andava al contrattacco e il direttore di Avvenire, Boffo, pagava il prezzo (della sua ipocrisia).

Solo pochi giorni fa’ Feltri faceva una goffa retromarcia, molto in ritardo, dando sfogo ad alcuni dei suoi peggiori istinti: Boffo “non risulta implicato in vicende omosessuali”. Sembra Medioevo, eppure e’ la nuda cronaca dell’Italia di oggi, AD 2009 (quasi 2010). Palazzo Chigi val bene una messa e Berlusconi ora sembra aver bisogno di tutti i santi in Paradiso (e in Vaticano) per continuare ad occupare quel Palazzo. La Chiesa incassa, felice come una Pasqua di tenere il capo del governo italiano per le palle. L’ICI, l’8 per mille, il grande fiume di miliardi che continua a scorrere dal lavoro dei cittadini italiani alle casse dello IOR (la banca vaticana), l’ora di religione, i crocifissi appesi ovunque, la guerra santa contro le donne e l’aborto, contro gli omosessuali, contro la ragione e l’Illuminismo, contro l’Europa. Insomma, la Curia di sempre, peggio di sempre.

Ma siamo vicini al Santo Natale e la Lega ha da tempo iniziato le sue celebrazioni. Piace ai fedeli l’operazione Bianco Natale, piace ai fedeli lo spirito delle crociate della Lega, benedetto da Santa Romana Chiesa quando le fa comodo, come nel caso dei crocifissi. Ma come Dio è uno e trino, cosí la Chiesa Cattolica e’ tutto e il suo contrario e – lo sappiamo bene – il potere è sempre stata la stella polare dei successori (leggi: impostori) di Pietro, che a Roma non ha mai messo piede.

Ora la Lega torna all’attacco, questa volta di Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, principe della Chiesa, successore di Carlo Maria Martini (uno degli ultimissimi superstiti del Concilio Vaticano II) e anche lui (Tettamanzi) esponente, seppure discreto, della Chiesa conciliare, ormai sconfitta dalla realpolitik dei successori di Giovanni XXIII. La Lega ci ha abituato ormai da anni al peggio dell’essere umano e nessuno sembra piu’ scomporsi che una tale formazione ad ideologia totalitaria, una formazione politica che nega tutti i valori su cui si fonda la Repubblica e lo Stato unitario, sia ora al governo di quella Repubblica. L’altro giorno e’ toccato al cardinale Tettamanzi e la Lega non c’e’ andata leggera nemmeno questa volta:

Calderoli: “Tettamanzi con il suo territorio non c’entra proprio nulla. Sarebbe come mettere un prete mafioso in Sicilia. Perché non è mai intervenuto in difesa del crocifisso? Perché parla solo dei rom?”

Castelli: “Tettamanzi fa parte di quella corrente di pensiero della Chiesa relativista, mondialista… e poi appoggia un personaggio bizzarro e inquietante come Don Giorgio (De Capitani, ndr) che vomita insulti contro la Lega e il Pdl. È un classico esempio di clericale di sinistra di cui non condividiamo le idee”

Si badi bene, non e’ polemica sterile ne’ passeggera; nella Repubblica confessionale delle banane sono rimasti solo due soggetti a fare politica: la Chiesa Cattolica e la Lega; quasi tutti gli altri soggetti politici infatti vanno dietro oramai solo agl’interessi contingenti e/o personali dei loro clan e dei loro don. Tettamanzi, espressione di un’esigua minoranza anche all’interno della sua Chiesa, e’ arcivescovo dimissionario dal marzo di quest’anno per raggiunti limiti d’età, riconfermato dalla Curia di Roma per altri due anni. Dal punto di vista della Lega, il cardinale è l’ultimo ostacolo all’ideologia nazista e separatista delle camice verdi. Ci raccontano i giornali italiani che la Lega ora sarebbe rimasta isolata; dal Segretario di Stato vaticano, Bertone, al Presidente della Repubblica confessionale delle banane, Napolitano, non sono mancati gli attestati di solidarietà a Tettamanzi. Solidarietà pelosa, in molti casi, offerta dai colleghi di Calderoli e Castelli che sono al governo del paese o da coloro che nulla hanno fatto per impedire ad una formazione nazista di entrare in quel governo e dirigerne la sua politica. Solidarietà pelosa a Tettamanzi anche quella della sua Chiesa, molto piu’ interessata – come sempre – al suo potere temporale, alla simonia, al Vaticano S.p.A. che non alla caritas di Cristo e a qualche cardinale (pochi per la verità) che ancora si attarda sulle posizioni conciliari – ormai sconfitte queste all’interno della Chiesa Cattolica.

Grazie anche a quella Curia che ha sostenuto e guidato la nuova reazione italiana, la Lega è qui per restare mentre Tettamanzi ha gia’ pronte le valigie e sarà sostituito a breve, probabilmente da un principe della Chiesa assai piu’ conciliante (e ce ne sono tanti) con le camicie verdi. Le parole del ministro Roberto Calderoli – tornato sulla vicenda – non lasciano adito a dubbi e confermano quello che scrivevo piu’ sopra:

«Per fortuna all’interno della Chiesa non c’è il pensiero unico e chi mi critica dovrebbe tener conto sia di questa verità sia che le mie critiche non sono di carattere religioso ma politico visto che ho criticato il card. Tettamanzi per quel che ha detto di politico. Quel che mi spiace di più è veder fare politica a senso unico. Del resto la mia posizione sull’arcivescovo di Milano è chiara da anni. Io sono sempre stato critico sulla Chiesa del Concilio Vaticano II e mi sembra che Tettamanzi sia un nostalgico di quella Chiesa. Ma i tempi cambiano. E credo che l’unico che non sbaglia sia Papa Ratzinger»

Se i mezzi d’informazione italiani si perdono nelle polemiche, sono incapaci di coglierne il significato e soprattutto sono incapaci di capire quella reazione razzista, xenofoba, omofoba, misogina, anti-europea, anti-illuminista, anti-razionalista e anti-scientifica di cui l’Italia e’ nuovamente vittima, e’ solo perche’ quei mezzi d’informazione, nella maggior parte dei casi, sono invischiati fino al collo con quella reazione e incapaci di andare piu’ in la’ dei canti natalizi. Santo! Santo! Santo! Gli interessi che quei mezzi d’informazione esprimono e rappresentano sono in fondo gli stessi che hanno portato l’Italia all’apocalisse della Seconda Guerra mondiale, applaudendo fin dall’inizio il duce e le sue camicie nere. Sono gli stessi interessi che hanno permesso per sessant’anni il sacco d’Italia da parte del regime partitocratico, gli stessi interessi – oggi come ieri – della grande industria, della grande finanza, di quella peculiare borghesia italiana che nessuno al mondo c’invidia.

Come scrivevo su questo blog qualche giorno fa’, il Fascismo, il regime partitocratico e ora il Berlusconismo sono tutti regali della borghesia italiana - “la piu’ ignorante d’Europa”, come Pasolini fa dire a Orson Welles nel film La ricotta – una borghesia di cui anche il conservatore Montanelli lamentava spesso “l’immensa vigliaccheria e l’opportunismo”. A differenza della borghesia europea, quella italiana non ha mai conosciuto Riforme e Rivoluzioni ma solo Controriforme e Restaurazioni. Con rare eccezioni, quella italiana è sempre stata una borghesia di parassiti che invece di abbattere il feudalesimo ne è diventata essa stessa la continuazione.

Quella borghesia non ha esitato a mettersi la camicia nera, perche’ ora dovrebbe esitare a mettersi quella verde? Dall’altra parte del Tevere, anche nella sua storia piu’ recente, la Curia di Roma si è sempre trovata a fianco delle dittature, dei regimi totalitari: a fianco di Mussolini in Italia, di Franco in Spagna, di Pinochet in Cile, a fianco della conquista nazista d’Europa negli anni ‘30 del secolo scorso. Non smetterà certo di benedire le camicie verdi ora, per un cardinale demodé e gia’ in pensione.

Una risposta a La solitudine del cardinale. Tettamanzi, la Lega e la lunga marcia della reazione italiana

  1. rainbowman56 scrive:

    Il problema dell’Italia è che non ha mai fatto una vera rivoluzione. Ma ci siamo vicini.

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