Stefano Cucchi e l’inciviltà della Repubblica delle Banane

carcere

“Il grado di civiltà in una società può essere giudicato entrando nelle sue prigioni” scrive Dostoevskij nelle sue Memorie dalla casa dei morti. “Tuttavia bisogna guardarsi dall’assegnare senz’altro il calvario di Stefano al capitolo carcerario” – come srive Adriano Sofri in un ottimo articolo su Repubblica, Il calvario di Stefano – anche perché, scrive Sofri, “nell’agonia di Stefano – di questo si è trattato, questo sono stati i suoi ultimi sette giorni – sono intervenute tante di quelle autorità costituite da far rabbrividire”.

Rabbrividire fanno anche le dichiarazioni di ministri e alti ufficiali dei carabinieri, dichiarazioni in linea con la Repubblica delle Banane i cui abitanti, lungi dall’essere cittadini, temono le proprie istituzioni, a cominciare da quelle forze dell’ordine che dovrebbero proteggerli. Quei politici e quegli ufficiali leggano la lettera che un maresciallo della Guardia di Finanza – che svolge attività antidroga da circa 20 anni – ha inviato a Beppe Grillo. [Parentesi: nel caso Marrazzo c’è un quinto carabiniere indagato, “nel 2006 fu arrestato per un’indagi­ne di pedofilia. Sospettato — insieme a una trentina tra pro­fessionisti, militari, sacerdoti — di aver costretto numerosi bambini rom ad avere rapporti sessuali.” Forse c’è un problemino sul reclutamento e la formazione delle forze dell’ordine in questa Repubblica delle Banane, o no? E la notoria omertà – che si chiama “spirito di corpo” in certi ambienti – certo non aiuta a risolvere il problema].

Il caso di Stefano Cucchi non è un caso isolato nel panorama italiano. Tutt’altro. La lista dei nomi è lunga, anche se ai piu’ quei nomi non dicono nulla: Manuele Eliantonio, Aldo Bianzino, Federico Aldrovandi, e molti altri. L’associazione Ristretti Orizzonti raccoglie da anni i dati dei detenuti morti in carcere: dal 2000 al 30 ottobre 2009 ci sono state 1529 morti in carcere, tra queste, 543 suicidi. Denunciando il problema all’inizio di settembre, Marco Pannella ha accusato: “In Italia abbiamo ristabilito la pena di morte”.

C’è un problema gravissimo di credibilita’ delle istituzioni e – ancora piu’ grave – una crisi d’umanità che colpisce tutti. Le vittime di questa crisi non sono solo i cittadini che subiscono le violenze e la morte per mano dello Stato e i loro cari; tra le vittime ci sono sicuramente sia gli aguzzini – che perdono la loro umanita’ nel momento in cui alzano la mano e chiudono gli occhi – sia tutti noi, che siamo i veri responsabili di tutto cio’ che accade nella nostra Repubblica. “Il mondo è un posto pericoloso - diceva Albert Einstein - non a causa di quelli che compiono azioni malvagie ma per quelli che osservano senza dire nulla”.

C’è un problema d’informazione, troppo ripiegata su se’ stessa e sulla politica dei giochi di Palazzo, un’informazione che da’ troppo spazio alle dichiarazioni di questo o quel don e che si e’ ridotta a spiare dal buco della serratura della camera da letto, diventando miope su tutto il resto. Un’informazione cinica, in un paese dove il cinismo abbonda e il civismo scarseggia. Anche in quest’ultimo caso, quello di Stefano Cucchi, l’informazione è partita dalla Rete e da Radio Radicale, dal Manifesto e dal Fatto. Eppure l’informazione mainstream – dalla “libera stampa” alla televisione – ha risorse ben maggiori e assai potrebbe se solo volesse.

proibizionismo

immagine tratta da un manifesto radicale antiproibizionista del 1993

Infine, sulle droghe. I politici che hanno prodotto quella vergognosa legge proibizionista, liberticida e infame, si vergognino. La loro responsabilità è assai piu’ grave di coloro che materialmente hanno ammazzato Stefano (e tutti gli altri). Si faccia chiarezza sulle responsabilità, penali e amministrative, di questa vicenda e delle altre analoghe; ma soprattutto si tolga di mezzo quella fottutissima legge e si cominci a imboccare la strada della razionalita’ e della decenza, partendo da subito con la legalizzazione (che vuol dire: regolamentazione) delle droghe, a cominciare da quelle leggere. Per dirla con Vasco Rossi, “l’erba, inte­sa come verdura, fa meno male dell’uva”. E’ il proibizionismo che uccide, fuori e dentro il carcere e le ripugnanti lacrime da coccodrillo dei proibizionisti servono solo alla carriera di politici ottusi e senza scrupoli.

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2 risposte a Stefano Cucchi e l’inciviltà della Repubblica delle Banane

  1. [...] Giovanardi, gettare aceto sul corpo del giovane Stefano Cucchi, un altro povero Cristo assassinato da quello Stato che appende il crocifisso nelle scuole, nelle carceri e nei tribunali. Non e’ stato forse [...]

  2. [...] il caso Stefano Cucchi si arricchisce di particolari inquietanti: “Stefano non è stato alimentato né [...]

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